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A PIEDI VERSO L'OCeano

06.07.2022 poco dopo la Cruz de Hierro (Castilla e Leon)

06.07.2022 poco dopo la Cruz de Hierro (Castilla e Leon)

Anche oggi sono l'ultimo ad uscire dalla camerata. Preparo tutto e parto, ma prima di uscire dal paese faccio colazione al bar. La comoditá della colazione al bar mi piace proprio. Mentre sono seduto entra una ragazza e, parlando in inglese, cerca di ordinare la colazione. Il barista parla solo spagnolo e non c'è verso che capiscano. Mi offro di tradurre e la ragazza riesce ad avere la sua colazione. Subito dopo faccio lo stesso con un altro pellegrino. Mi piace fare da traduttore.

Finita la mia colazione esco dal bar e incontro Diego, incuriosito dal carretto mi ferma e chiacchieriamo un po'. Mi racconta di aver scoperto da poco di avere la sclerosi multipla, questa notizia l'ha sconvolto ed è andato in depressione. Dopo esserne uscito ha deciso di intraprendere il Cammino per sensibilizzare le persone che soffrono di depressione, a lottare e uscirne. "Se cammini Vivi!" Questo è il motto del suo progetto. Davvero ammirevole! Grande Diego!

Riprendo il Cammino, la strada sterrata mette a dura prova il carretto. Qui ieri sera non ha piovuto.

Si entra tra le montagne, iniziano le salite e le discese. Carretto tira indietro, ha qualche problema. Le ruote stanno tirando gli ultimi e sento che fanno resistenza. Cerco di sistemarle un po' regolando i raggi e ingrassando il mozzo.

Speriamo durino ancora qualche centinaio di km Le gambe fanno male, sembra il male da scarpe finite, ma non le ho cambiate molti km fa. Guardo la suola e si, in effetti sono finite. Camminare sull'asfalto caldo non è una buona cosa per la suola. Niente, non mi resta che cambiarle. Per fortuna avevo ipotizzato questa situazione e me n'ero fatto spedire due paia.

Arrivo ad un ristorante/bar/ostello appena prima di un paese. Chiedo se hanno qualcosa per pranzare e mi dice che la cucina apre alle 13.30, cioè tra 2 ore. Cavoli, non avevo la minima idea di che ore fossero. Ma ho fame e chiedo una tortilla de patate. Una torta fatta con uova, cipolla e patate.

Oggi è la giornata delle traduzioni: Entra una signora californiana, e dice alla barista di avere una prenotazione per una camera. La barista le spiega alcune cose riguardo gli orari e alla stanza. La signora californiana non capisce e la barista ripete esattamente le stesse parole. Sembra una scena del film "Lost in translation".

Entrambe continuano a ripetere le stesse cose nella propria lingua e continuano a non capirsi.

Mi offro di tradurre e la situazione si risolve in poco tempo. La barista mi ringrazia e iniziamo a chiacchierare, mi chiede da dove vengo e le racconto del mio viaggio.

È molto sorpresa. Mi racconta che due giorni prima è passato nel suo bar un gruppo di 50 bambini italiani dai 9 ai 13 anni accompagnati da alcuni adulti. Erano tutti autonomi, ognuno ha ordinato il proprio panino e ognuno se l'è pagato autonomamente. Era molto contenta nel vedere questa autonomia nei bambini.

Rientra la signora californiana e traduco altre cose riguardo al servizio di lavanderia.

Riparto e via verso Foncebadon. Seguo un po' il Cammino, ma verso la fine sono costretto a seguire la strada asfaltata. Il sentiero diventa parecchio difficile per me col carretto. Arrivo al paese e vengo accolto da Diego con alcuni altri italiani. Mi fermo lì con loro, pranzo lì e tra una birra e l'altra chiacchieriamo fino al tardo pomeriggio. Mi convincono a fermarmi con loro per cena.

Nel paese c'è una pizzeria e molti dicono che merita mangiare la pizza lì.

Ritrovo Renè, il 77 enne francese. Mi racconta che quando passó in quel paese nel 2005, non c'era nulla. Solo ruderi e resti delle vecchie abitazioni. Tutto distrutto e non c'era la possibilità di dormire. Ora ci sono vari albergue, bar, e la pizzeria. È un posto frequentato anche da molti turisti, anche perché da qui si puó godere di un panorama stupendo. Un altro paese rinato grazie al Cammino.

Andiamo a prendere la pizza e la mangiamo nell'albergue municipale dove, gentilmente, fanno entrare anche chi non dorme lì. La pizza entra direttamente nella top ten delle peggiori pizze mai mangiate in vita mia. Se vi capita di passare per Foncebadon, non mangiate la pizza lí.

Finita la pizza saluto tutti e riparto, sono le 21.30, c'è ancora molta luce e ho voglia di camminare, voglio arrivare alla Cruz de hierro (croce di ferro) senza nessun altro. La tradizione vuole che chi intraprende il cammino, si porti da casa, o raccolga lungo il percorso, una pietra che rappresenta qualcosa di negativo di cui vuole liberarsi. Qualche esperienza passata, qualche brutto pensiero, qualche ricordo che in qualche modo gli pesa e non gli permette di vivere ben. L'altra volta, nel 2013, che sono passato di qua non sapevo di questa tradizione, peró quando sono arrivato vicino alla croce, ho sentito una stretta allo stomaco e non stavo bene.

Mi ricordo che mi sono fermato, mi sono guardato attorno e stavo male, sono rimasto lì pochissimo e poi sono andato via alla svelta perché quel posto mi trasmetteva inquietudine. Poi, parlando con altri pellegrini, mi hanno raccontato di questa tradizione. Forse il mio malessere era dovuto a tutte le energie negative che negli anni sono state lasciate lí dai pellegrini di passaggio.

Vediamo come va stavolta. Arrivo alla croce quando il sole è già dietro la montagna, il senso di inquietudine mi investe man mano che mi avvicino al posto (non so esattamente quanto manca per arrivarci).

Arrivato davanti alla croce, il senso di inquietudine aumenta, non mi sento a mio agio, sarebbe un posto ottimo per piantare la tenda ma non me la sento proprio, rischierei di non dormire per niente.

Rimango un po' lí ascoltando tutto quello che sento attorno a me, lascio la mia pietra e poi riparto. Man mano che vado avanti sento ritornare la tranquillità.

Trovo un posto tranquillo in mezzo agli alberi protetto dal vento, mi godo gli ultimi momenti di luce e poi mi addormento sfinito nel sacco a pelo.