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A PIEDI VERSO L'OCeano

12.07.2022

12.07.2022

Sveglia con calma, bevo un caffè all'albergue e parto, sono nuovamente solo.

La mattina procede tranquilla, ritrovo la scolaresca, alcuni alunni si avvicinano e mi fanno un sacco di domande sul mio viaggio, vedo loro illuminarsi gli occhi.

Camminiamo per un pezzetto assieme, poi mi fermo in un prato, mi sdraio e mi riposo un po'. Poco dopo essere ripartito trovo il gruppo di studenti fermo per riposarsi, alcuni ragazzi mi salutano, poi parte un applauso accompagnato da "grande Italia!!". Che belle sensazioni.

Passo alcuni paesi, mi fermo spesso per riposare. Penso all'idea di camminare tutta la notte. Manca poco a Santiago ed è meglio farlo in questo tratto. Da Santiago a Finisterre diventa troppo pericoloso camminare di notte. Quindi stanotte non pianto la tenda e proseguo…forse, sono ancora indeciso. Ci penserò.

Rincontro il gruppo di collegiali, mi superano su una salita poi si fermano e quando passo si mettono ai lati della strada applaudendo e alzando le mani. Mi sembra di essere all'arrivo della Vuelta de España. Mi da tantissima energia questo Incontro.

All'ingresso di Melide, Mauro e Mariella, una coppia con cui ho scambiato qualche chiacchiera poco prima, mi ferma e mi offre una pizza e qualcosa da bere.

Chiacchieriamo un po', poi loro ripartono per non rimanere troppo fermi, Io finisco la pizza, mi rilasso un po' e poi riparto.

Esco da Melide, cittá famosa per il Pulpo alla Galiziana. Ma non ho fame quindi neanche stavolta lo assaggerò.

In un bar reincontro Marijana, chiacchieriamo un po', è incuriosita dalla mia idea di camminare tutta la notte.

Vorrebbe provare ma da sola non si fida, parliamo e decidiamo di provarci. Sono le 16 passate quando decidiamo di partire con calma sotto ad un sole caldissimo, mancano 47km a Santiago, ne ho già percorsi 16 da stamattina.

Passiamo vari paesi e spesso ci fermiamo per riposare, non abbiamo fretta, arriviamo ad Arzua, nessuno dei due ha fame, guardiamo sulla guida e sulla mappa se c'è la possibilità di mangiare più avanti, continuiamo.

In un paese ci fermiamo su una panchina, un anziano del posto ci indica un albergue, gli spiego che stiamo ancora camminando e lo faremo per tutta la notte, siete matti ci dice scherzando ma non troppo, poi ci dice di stare attenti che ci sono molti lupi da quelle parti.

I paesi sono ravvicinati ma in molti non c'è nulla. Arriviamo al bar Casa Tia Dolores, su Google segna che è aperto, arriviamo un po' affamati e lo troviamo chiuso. Nessun problema, ho pronto il piano B con alcune cose da mangiare nel carretto. Ci riposiamo e arriva il titolare del bar per fare le pulizie, chiediamo scusa e se possiamo approfittare delle sedie e dei tavoli. Chiacchieriamo un po', gli chiedo se c'è un negozio o qualche ristorante aperto anche fuori dal Cammino, mi da le indicazioni per un negozio poco distante, ma ci dice che sono quasi le 22 e sta per chiudere. Allora con la mia solita faccina carina chiedo se ha qualcosa da mangiare, riapre il bar appositamente per darci qualcosa. Non ha molto, ma tira fuori due salami tipici di Leon, un pezzo di formaggio del posto, un gran pezzo di pane e due birre. Pago tutto e chiedo se possiamo rimanere sul tavolino, ci dice di non preoccuparci e di star lì quanto vogliamo. Ringraziamo e ci godiamo la cena che ha un sapore davvero particolare.

Poco dopo arriva una coppia con tre bimbi, con un camper. Lei si chiama Anastacia, è russa e ha un canale youtube di viaggi, lui è Spagnolo e assieme viaggiano con i bimbi. Quando scoprono che siamo pellegrini sul Cammino di Santiago ci fanno un'intervista. Scambiamo qualche chiacchiera poi loro ripartono e noi finiamo la cena.

Ormai il sole si è nascosto dietro le colline, al suo posto sale una luna quasi piena, rossa come il fuoco, è alle nostre spalle e ci accompagna. Camminare di notte è qualcosa di magico, tutti i sensi si affinano per sopperire alla debolezza della vista. Con poca luce non si vede molto e questo ci da modo di poter utilizzare gli altri sensi. Molte volte siamo schiavi della vista e ci dimentichiamo degli altri sensi.

Il Cammino passa tra boschi dove si percepisce il calore delle piante, tra campi aperti dove la temperatura si abbassa e si sente la brezza notturna. Qualche stella comincia a brillare nel cielo, se ne vedranno poche stanotte, la luna è quasi piena e illumina tutto.

Fuori dai boschi non serve neanche la pila, la accendo alla minima intensità solo nei boschi perché la vegetazione non permette ai raggi della luna di passare e diventa pericoloso camminare completamente alla cieca.

La stanchezza comincia a farsi sentire, un'area di riposo con tavolini e panche ci invita a fare una pausa, mi sdraio guardo la luna, ora bianca, che ci illumina e mi addormento subito. Un sonno rigenerante, dura pochi minuti ma mi da molta carica.

Ripartiamo, indescrivibile l'energia che sento, non c'è nessuno in giro, i paesi che attraversiamo sembrano congelati a secoli fa, solo qualche lampione acceso mi ricordano in quale epoca siamo.

Ad ogni bivio cerchiamo le pietre che segnano il Cammino, in ognuna ci sono scritti i km che mancano a Santiago, ma non li guardiamo, seguiamo solo le frecce gialle. Camminare di notte fa perdere la cognizione del tempo e dello spazio. L'ho fatto tantissime altre volte, ma ora è diverso, sono stanco perché la notte scorsa ho dormito poco e male, la mia attenzione "razionale" è molto bassa e questo da modo alla parte irrazionale di esprimersi. Le emozioni si susseguono una dopo l'altra, non riesco a descrivere a parole tutto questo. Continuiamo a camminare.

Di tanto in tanto controllo sulla mappa se siamo giusti, è davvero facile sbagliare strada e mi dispiacerebbe dover tornare indietro.

La stanchezza è alta ma ci diamo man forte.

Altra pausa dormita. Ripartiamo. Lungo il percorso troviamo altri pellegrini che stanno dormendo,chi in tenda, chi semplicemente con un telo sopra il sacco a pelo.

È ancora buio, non so che ore sono e quanto manca, ma non voglio saperlo.

Procediamo a passo lento, i rumori e i profumi della foresta ci accompagnano.

Poi un altro paesino, poi nuovamente tra gli alberi. In effetti questo pezzo non da molte possibilità di vedere il panorama, quindi percorrerlo di notte non ci preclude nulla, anzi mi da modo di sentire molte altre cose. Siamo entrambi molto stanchi, speriamo in qualche macchinetta automatica per il caffè, solitamente sul cammino se ne trovano. Qui, purtroppo, no.

Vediamo una stazione di servizio, facciamo una piccola deviazione sperando in un caffè. C'è un distributore automatico, ma è dentro al negozio ed è chiuso, chissà come mai. Sono le 2 o le 3 di notte.

Peccato, ritorniamo sui nostri passi e continuiamo.

Manca poco, non so quanto ma mi autoconvinco che è poco, poco dopo il nome di un bar mi spiazza: KM 15. Significa che mancano ancora 15km, pensavo meno. Ci scambiamo alcune battute ci ridiamo su e continuiamo.

Altra salita, arriviamo vicino all'aeroporto di Santiago. Stendo il telo per terra e dormiamo un po'. Due minuti dopo esserci fermati passa un gruppo di 40 ragazzi diretti anche loro a Santiago, forse sono partiti dall'ultimo paesino che abbiamo passato. Li salutiamo e provo a dormire un po'.

Riprendiamo, sono davvero stanco, ma questa pausa mi da un po' di forze.

Altro paese, ci sarà un bar per prendere un caffè, sono quasi le 6. Niente, aprono tra più di un'ora. Intanto si iniziano a vedere le prime persone che iniziano la loro giornata. Continuiamo, si iniziano a vedere le prime luci del mattino, altra salita, incontriamo i primi pellegrini della giornata, dietro di noi inizia a salire il sole. Rosso acceso illumina piano piano tutto e colora di rosa le nuvole.

L'alba ci da nuove energie e sappiamo di essere vicini. Un bar aperto, ci fermiamo per fare una ricca colazione. Zuccheri e carboidrati ricaricano il fisico, ma anche psicologicamente questa pausa mi da molta carica. Saliamo sul monte do Gozo si vede la città e guardando bene anche le guglie della Cattedrale. Ora il Cammino è pieno di pellegrini, si vede che sono svegli da poco. Io sento la stanchezza ma ad ogni passo verso Santiago sento che se ne va e lascia il posto a tante energie ed emozioni.

Scendiamo dal monte, seguiamo la strada asfaltata, eccoci nella città. Qualche foto davanti alla scritta Santiago de Compostela, manca davvero poco alla Cattedrale.

Per me questa è solo una tappa, la mia meta è un'altra, ma mi sto emozionando molto. Passiamo tra i palazzi del centro città, seguiamo le frecce e le mattonelle con la conchiglia. Pazzesco, sento lo stomaco che si rimescola, le gambe sono stanche ma non mollano, ho qualche dolore ai piedi ma tengono duro anche loro. La stanchezza non c'è più solo tanta emozione.

Arriviamo dietro la Cattedrale, in fondo alla discesa c'è una scalinata, non voglio tornare indietro per cercare un'altra strada.

Scendo con calma col carretto, alcuni si offrono di aiutarmi ma li ringrazio declinando l'offerta, non è una scalinata impegnativa. Arriviamo alla piazza, ci separiamo, l'arrivo per me è qualcosa di personale e solitario, sono davvero emozionato. Non credevo che mi avrebbe fatto questo effetto. Continuo senza guardare la Cattedrale, vado in un posto dove non ci sono altre persone e a quel punto mi giro a guardare la Cattedrale di Santiago de Compostela, non è la mia meta ma è davvero emozionante essere qui. A questo punto esplodo.

Le emozioni volano senza freni, non so cosa mi succede, non riesco a descriverlo. Sono felice e soddisfatto, mi tremano le gambe, lo stomaco è un turbinio indefinito, gli occhi mi si riempiono di lacrime. Mi prendo del tempo per me e mi godo il momento.

Dopo un tempo non definito scatto alcune foto, ne mando alcune ai miei genitori.

Vedo Jo (il ciclista olandesee) che ci aspetta con lo champagne per brindare.

Non me l'aspettavo, si era accordato via telefono con Marijana. Bellissima accoglienza davvero. Brindiamo, scambiamo qualche chiacchiera e poi mi chiamano i miei. Sono emozionato, racconto loro della notte e delle 27 ore di cammino, dei 63 km fatti dalla mattina del giorno prima, della stanchezza ma anche della gioia che provo in quel momento. Ci salutiamo, mi siedo e mi appoggio ad una colonna, guardo tutto quello che ho attorno, respiro a pieni polmoni e mi rilasso, lascio che le emozioni scorrano libere senza trattenerle mi godo quei momenti. Non riesco a descrivere cosa sto provando, è un turbinio di emozioni che si susseguono e si amplificano sempre di piú guardo ancora la cattedrale, ripenso al viaggio fatto finora, alla notte passata, alla stanchezza che ho addosso, a quanto manca per la mia meta. Poi chiudo gli occhi e piango.

Sono seduto sotto al sole cocente, sto sudando tantissimo ma non voglio togliermi da li, non voglio che questo momento finisca prima di averne colto tutta l'energia possibile. Non so quanto tempo rimango lí, non so nemmeno cosa succeda intorno e dentro di me.

Apro gli occhi, questa piazza ha un'energia incredibile. È piena di pellegrini, ognuno ha percorso il suo cammino, ha vissuto emozioni, sofferenze e gioia, indipendentemente dalla quantitá di km fatti.

A me interessava relativamente poco arrivare a Santiago, c'ero già stato l'altra volta, per il mio viaggio è solo una tappa intermedia, la mia meta è un'altra. Anche per questo sono arrivato senza aspettative, senza immaginare cosa avrei provato. Percorrere tutti questi ultimi km di notte, vivere questi passi col buio, arrivare stanco, mi ha permesso di essere qui senza "difese", aperto a qualsiasi cosa.

Forse anche per questo sto vivendo queste emozioni.

Chiacchiero ancora un po' con Jo e Marijana, poi viene il momento dei saluti, necessito di una doccia e di dormire un po'. Vado in albergo, doccia e mi butto a letto sfinito.

Dopo un'ora circa mi risveglio, sono le 18 e ho parecchia fame. Gironzolo per la cittá in cerca di un posto per mangiare che mi ispiri. Lo trovo e mangio qualcosa.

Dopo cena ripasso per la piazza, mi siedo appoggiato al porticato di fronte. Metto su i Pink Floyd sul telefono, mi metto le cuffiette e mi isolo dai rumori esterni, chiudo gli occhi e ascolto quello che c'è lì attraverso gli altri sensi.

Ci sono meno persone rispetto ad oggi respiro un'aria più tranquilla ma comunque carica di forza.

Un senso di solitudine mi attraversa, dura parecchio anche se non so quantificare quanto.

C'è poco da fare, questa piazza racchiude qualcosa di magico, forse di atavico, tante energie accumulate nei secoli di pellegrinaggi, di fatica, sacrifici, dolori, gioia, soddisfazione, gratitudine, amicizia e un'infinità di altre cose.

Arrivare qui senza aspettative, sapendo che non era la fine del mio viaggio, è stata la cosa migliore che potessi fare, in modo da essere pronto a ricevere qualsiasi cosa. Che bello non avere aspettative e prendere tutto quello che arriva.

Non so quanto tempo passa, so solo che quando ritorno in questo mondo è buio e ci sono poche persone nella piazza.