k

A PIEDI VERSO L'OCeano

16.07.2022 …Praia do Mar de Fóra (Galizia)

16.07.2022 …Praia do Mar de Fóra (Galizia)

Parto presto, prima del sorgere del sole, voglio arrivare alla meta nel primo pomeriggio in modo da godermelo a lungo.

Lascio la casa con alcuni altri pellegrini, ma li lascio andare avanti.

Poco dopo essere partito mi fa male appena sotto al ginocchio, il segnale che le scarpe sono finite. Dai soffriró un po' oggi,ma non mi fermo di sicuro adesso.

Il cammino è bello largo, nessun problema con Carretto, sono su un altopiano, in lontananza, verso ovest, nuvoloni bianchi riempiono l'orizzonte.

Cammino senza fretta ma con passo deciso, mancano meno di 30 km. Scendo l'altopiano e arrivo ad un'area di riposo vicino ad una chiesetta molto vecchia.

Respiro una tranquillità che mi vien voglia di piantare la tenda e fermarmi qui, ma il desiderio di arrivare è più grande.

Continuo.

Risalgo, poi la via ritorna pianeggiante. Sento dei colpi di cannone, forse oggi festeggiano qualcosa nel paese qui vicino.

Ad un tratto mi fermo, guardo davanti a me, so che lí c'è l'oceano, lo sento anche se non riesco a vederlo per via delle nuvole, ma so per certo che è lí e mi sta chiamando. Sento un movimento nello stomaco, e un'emozione, fin prima tranquilla, inizia ad accendersi.

Scendo una lunga e ripida discesa, man mano che scendo entro nella nebbia e arrivo a Cee. Passo vicino all'oceano, spettacolare! Fa freddo, mi metto la felpa e mi fermo ad un bar per fare colazione, c'è anche Marijana.

Intanto la nebbia si dirada ed esce un sole caldo ma senza esagerare. Riprendo a camminare, ad un bivio, provo prima la via più corta, ma i sassi enormi e una scalinata poco praticabile mi suggeriscono di tornare indietro e prendere l'altra via.

Anche qui la cosa è complicata, sassoni enormi e scalini in pietra mi rendono questo pezzo davvero difficile. Ma non impossibile, uso Carretto come carriola sollevando la parte posteriore e portando tutto il peso su quella anteriore, tecnica ormai consolidata in questo viaggio. Arrivo in cima e la via ritorna larga e tranquilla.

Continuiamo, ad una curva ci fermiamo di colpo, c'è l'oceano e si vede Finisterre. Io resto immobilizzato, mi tremano le gambe e non riesco a muovermi, rimango lì fermo immobile e le emozioni che prima erano un piccolo fuoco divampano in un incendio. Non so quanto rimango fermo ad ammirare il panorama.

L'oceano sta cantando, lo sento forte.

In lontananza vedo le case di Finisterre (Fisterra) e un po' più in alto, e più lontano, il faro di Cabo di Finisterre, la mia meta finale.

Riprendo coscienza di me e scendo lungo la stradina che mi porta vicino ad una spiaggia. La tradizione vuole che una volta arrivato qui, ogni pellegrino faccia il bagno per togliersi di dosso tutta la polvere del viaggio. Io lo faccio perché ne sento il richiamo. Mi metto il costume e mi lancio in acqua senza esitare. È freddissima ma sento un'energia e un'emozione indescrivibile. Rimango lí un po' a godermi il momento. Raccolgo qualche conchiglia, guardo verso l'orizzonte e la mia meta è sempre più vicina, mi sta aspettando. Mancano circa 7 km. Man mano che mi avvicino al paese le persone aumentano, le spiagge sono affollate ma non troppo

Arrivo in paese, lascio Carretto in un bar e vado a prendere le chiavi dell'appartamento che ho affittato per questi due giorni che rimarró qui, ho bisogno di spazio per preparare Carretto per il viaggio di ritorno.

Ritorno al bar, Carretto è lì che mi aspetta. Inizia la salita finale, mancano 3 km, trovo tanti pellegrini e tanti turisti, il sentiero costeggia la strada asfaltata divisi da un guardrail.

Cammino lentamente ma sento il desiderio di accelerare, l'emozione diventa sempre più grande, è un turbinio di emozioni incontrollato, l'incendio sta divampando ed è fuori controllo.

La salita è sopra l'oceano, c'è un panorama stupendo sulla baia di Finisterre. C'è una statua che rappresenta un pellegrino intento a camminare controvento, alcune persone si fermano lí, ne approfitto per superarle e poi inizio a correre.

Corro spingendo Carretto sulla salita sterrata, sento le gambe farmi male ma so che resisteranno questo ultimo km e mezzo. Accelero ancora, tutte le persone sulla via mi sentono arrivare e si spostano gentilmente, li ringrazio con quel po' di fiato che riesco.

Manca 1 km, sono sfinito ma non mollo, la salita è quasi finita. Accelero ancora, iniziano a lacrimarmi gli occhi, lo stomaco è sottosopra, le gambe volano da sole, non sento più male. Vedo la cima della salita manca pochissimo, arrivo nel parcheggio e vedo il faro.

CE L'HO FATTA!

Sono arrivato alla meta! A questo punto non mi trattengo più e scoppio a piangere, un pianto di felicità, liberatorio.

Con quel minimo di lucidità che mi rimane parcheggio Carretto in un posto tranquillo, vedo una roccia con una croce, giro attorno alla roccia, mi siedo su un sasso sopra l'oceano, non mi reggo più in piedi, il pianto non si ferma, la pancia si sta sfogando e un'infinità di energie mi attraversano, entrano ed escono.

Non so cosa mi succede e non so nemmeno quanto tempo rimango lì così, so per certo però che in quel momento, come un'illuminazione, trovo quello che ho cercato lungo tutto questo viaggio